A volte accade che, di Elena Giordano

La copertina del libro A volte accade che, di Elena Giordano

Il libro di esordio di Elena Giordano.

I sentimenti più spensierati e più puri di Alice, una ragazza che si appresta a frequentare l’ultimo anno delle superiori, e tu, lettore, sei con lei insieme ai compagni, ai genitori, ai maestri dell’arte eterna: Caravaggio e Leonardo. E sei con lei soprattutto quando lei è con Edo.
Un libro che vola via senza preamboli, ma solo fino ad un certo punto. Già, perché ad un certo punto “A volte accade che…” ed è proprio questo accadere che gli dà un significato. È questa cosa che accade che sconvolge lei e sconvolge pure te. Ormai sei già con lei e non puoi abbandonarla proprio nel momento più importante.
Vibrazioni, che accovacciati l’uno sull’altro come un grappolo d’uva, si disvelano pagina dopo pagina. E il libro ti sorprende, ti fa piangere, ti fa viaggiare. Ma non ti lascia nella solitudine, perché sei in sua compagnia.


Emilio Grimaldi, giornalista e scrittore

Autrice: Elena Giordano
nata a Brescia nel 2002, vive a Lamezia Terme dall’età di sette anni, frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico Francesco Fiorentino e per un periodo ha vissuto e studiato a Roma. Scrive racconti e poesie. A volte accade che, è il suo primo libro.

Postfazione: Mina Welby
Wilhelmine Schett (chiamata Mina Welby) è nata a San Candido (Bz) nel 1937. Diplomata al liceo classico e abilitata all’insegnamento, ha insegnato per qualche anno a Merano nelle scuole medie. Trasferitasi a Roma ha insegnato in scuole private la lingua tedesca e ha sposato Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare; dal 2003 è iscritta a Radicali Italiani e all’Associazione Luca Coscioni, di cui è Co-Presidente dal 2011.
Dopo la morte del marito Piergiorgio ha proseguito il suo impegno e continua a testimoniare nei dibattiti pubblici l’importanza di temi come l’autodeterminazione della persona, le scelte di vita e fine vita, nonché la rilevanza di un’assistenza adeguata alla persona malata e la vita indipendente della persona disabile.

Collana: Diritti Umani
Postfazione di Mina Welby
pubblicato a novembre 2020 – pagine 132 – € 16,00
Acquista il libro: clicca qui

Recensioni:

Rita Giura, scrittrice: il libro mi è piaciuto perché nel leggerlo è stato come se mi immergessi nella limpidezza dei suoi pensieri e perché è un pregiudizio e una presunzione epocale considerare che tutti i giovani sono superficiali e distratti dai fenomeni social. La particolarità, nel testo, è la sorpresa, perché tocca profonde argomentazioni attraverso un racconto semplice ma efficace. Il sentimento, l’amore, la passione per la lettura, l’arte, la meraviglia nei confronti della bellezza che è una sensazione rara nei giovani, il coming out, la malattia, il fine vita, il rispetto e la considerazione per gli anziani; sorpresa anche nel ravvedere la descrizione dei genitori che hanno una funzione “marginale” non in senso negativo, presenti ma con discrezione, finalmente senza conflittualità, in punta di piedi. Con il finale inaspettato affronta il senso della vita affiancandolo a quello della morte, con una naturalità sofferta ma inaspettata.

Riccardo Cristiano, scrittore: il libro è davvero una perla rara, ho avuto il classico nodo alla gola mentre lo leggevo, specie nella parte finale. La storia è adolescenziale ma di crescita, tratta tematiche con gli occhi di una ragazza che cerca sé stessa, vuole essere forte e si trova a scontrarsi con la realtà. Che dire, penso, vedo e immagino Edo, Alice, Simone; credo che nella vita si debba scegliere come vivere, anche se ciò vuol dire morire. È un libro che ti fa riflettere, dalla prima all’ultima pagina.

Mariapia, lettrice: “A volte accade che” è un romanzo che colpisce sin da subito il lettore sia per la storia ben descritta sia per i messaggi e le emozioni che trasmette. Possiamo definirlo un libro ‘completo’ in cui la scrittrice è stata all’altezza di affrontare adeguatamente tematiche difficili, di cui purtroppo oggi si parla poco o addirittura non si conosce l’esistenza. È un libro di passione in cui vige però anche quel senso di solitudine che attanaglia in particolare la protagonista Alice, nell’ultima parte della storia. È una solitudine non intesa in senso negativo, ma si tratta di una solitudine da cui però si traggono insegnamenti. Personalmente sono rimasta particolarmente colpita dal tipo di scrittura che, in quanto semplice e scorrevole, mi ha fatto immedesimare nei singoli personaggi e condividere o essere in disaccordo con i loro punti di vista. Le descrizioni, alcune volte, sono talmente dettagliate che è possibile tuffarsi immediatamente nel luogo in cui si svolge la storia o addirittura si riescono a percepire le emozioni dei personaggi e farle proprie. È come se ognuno di noi, chiudendo gli occhi, riuscisse a vivere realmente la storia narrata. La parte del romanzo che mi ha colpito maggiormente è proprio quella della lettera che Edoardo scrive ad Alice perché rappresenta per me il fulcro di tutta la storia, è la sintesi di tutti i sentimenti che spazio dall’amore alla rabbia e al rancore.

Rosalia Grande, scrittrice: Il libro mi è piaciuto, ha suscitato in me simpatia, coinvolgimento, tristezza, ricordi buoni del mio periodo liceale. La narrazione è scorrevole e lo consiglierei a chi ha bisogno di ridimensionare il poco rispetto per la vita, a chi è egoista, a chi ama le storie d’amore un po’ tristi, a chi si sente orfano, e comunque anche a tutti, perché è di buona scrittura.
Trovo uno iato tra la parte molto positiva, la famiglia, le amiche, gli amici, la scuola, tutto senza scosse, e questa improvvisa tragedia, un po’ tutto bianco tutto nero(?) Ma è comprensibile data la giovane età della scrittrice.
Tendenzialmente amo l’intelligenza e l’amore della vita di chi trova anche in condizioni difficili come risvegliare e far agire le capacità di superamento dei problemi. Di input tristi è pienissimo il mondo; secondo me c’è molto bisogno di chi istilla fiducia e trasmette la forza che deriva dal non credere a tutto questo ingranaggio culturale-sociale di cui anche Edoardo fa parte, in qualche modo (e quindi anche l’autrice). Tutti ci possiamo cadere? Non c’è una risposta certa. Penso che la malattia sia il frutto di diversi non equilibri psicologici.

Elisabetta, lettrice: si dice che la nostra mente sia la libreria di ciò che abbiamo letto, e penso che “A volte accade che” abbia arricchito particolarmente la mia libreria e la mia mente. Un libro ricco di cultura, di senso della famiglia, di sostegno, di passioni, di sentimenti, una storia d’amore intrisa di sapere, di voglia di riscoprirsi, che non si limita ai meri canoni del romanzo ma li oltrepassa portando il lettore ad appassionarsi ai suoi protagonisti. Pagine scorrevoli divorate con semplicità ed estrema voglia di conoscerne la conclusione, la quale non lascia sicuramente insoddisfatti.

Francesca, lettrice: il libro è carino. Mi è piaciuto il prologo, scritto bene, che automaticamente ho riletto dopo aver finito il libro e questo modo di scrivere mi piace tanto. I primi capitoli di lei in vacanza non mi hanno entusiasmato tanto, perché mi sembrava una storia per teenager ma dopo, da quando lei è tornata a Roma, fino alla fine mi è piaciuto molto. Anche se io ho il difetto di non godermi la storia così com’è, ma sospettavo che sarebbe successo qualcosa di brutto dopo tante cose belle, mi sono emozionata lo stesso, alla fine.
Ho molto apprezzato come nel libro si è parlato sia di cultura, con quelle pillole che non hanno appesantito la lettura, e sia di argomenti importanti come l’omosessualità e il fine vita. La lettura è stata molto scorrevole e lo consiglierei con piacere il libro, a tutti.

Giuseppe, lettore: Molto bella la descrizione della Svizzera nel capitolo 11. Il libro all’inizio l’ho trovato noioso perché non è il mio genere, ma lo consiglierei ad un pubblico giovanile, considerata la tematica primo amore, prima cotta, ma dopo è decisamente più emozionante e anche interessante, considerando che tocca diverse tematiche come l’omosessualità e il fine vita. La narrazione è molto scorrevole, è evidente che è stato scritto da un’autrice molto giovane, non vi è un linguaggio forbito e difficile da decifrare. La parte più bella del libro è la fine, molto d’effetto l’ultima frase, brava l’autrice.

Rosalba Volpe, scrittrice: ho pianto molto, mi ha toccato l’anima e mi è piaciuto molto. Lo trovo davvero bello e scorrevole. Mi colpisce il fatto che sia stato scritto da una ragazza giovane che sa raccontare un tema così forte che ha come sfondo la città eterna e l’arte, quasi a ricordarci che la vita non può avere fine, nonostante il dolore.

Giulia Corrente, Professoressa di latino e greco, saggista: A volte accade che…. in un tempo in cui molti, forse troppi, hanno voglia di scrivere e pochi, sicuramente troppo pochi, hanno voglia di leggere, il romanzo di una giovane esordiente sia una sfida -per l’autrice e per il lettore- che merita di essere affrontata. E accade che, nel tempo sospeso e afflitto dalla perdurante pandemia, la lettura di una storia semplice e dolorosa, ordinaria e unica, ci riconcili con una normalità di vita, di sentimenti, di emozioni, sempre più difficile da recuperare. È una storia raccontata con un ritmo veloce, senza indugi narrativi né retorici, e con una scrittura asciutta, semplice, che ha la freschezza, l’immediatezza e anche l’acerbità di un romanzo d’esordio.
Fin dal prologo, abbrivio narrativo che delinea le coordinate temporali del racconto, ci si ritrova immersi nel mondo appassionato e inquieto degli adolescenti, fatto di esperienze e sentimenti autentici, di paure, di insicurezze, ma anche di leggerezza, di slanci, di passioni.
Il romanzo snoda la sua trama attraverso la narrazione in prima persona della giovane protagonista, Alice, e nell’arco temporale di un anno denso di avvenimenti e di esperienze. I personaggi che animano il racconto sono adolescenti del nostro tempo, che si muovono con disinvoltura negli spazi e nel tempo della loro vita, che sta diventando adulta e che per questo a volte li mette di fronte alla realtà in modo inatteso e crudele.
La storia narrata ripropone l’eterno binomio eros e thanatos in una declinazione narrativa originale e adolescenziale, quindi autentica, credibile, lineare, che parla dell’amore e della sua intensità, del dolore e della sua ineluttabilità, della malattia e della sua crudeltà, senza sentimentalismi e senza indugi moralistici, ma con l’onestà emotiva e la sincerità dei sentimenti degli adolescenti (dei protagonisti del racconto in particolare, Alice ed Edoardo) e con un finale tematicamente forte e originale. Una prova d’esordio coraggiosa e convincente.

2 commenti on "A volte accade che, di Elena Giordano"



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *